L’Alba e i Volontari di Gesù

11.- L’ALBA.
Il trenta aprile 1914 fu tentato il primo esperimento di vita comune col gruppetto dei fedelissimi della prima ora. I familiari di Don Giustino si mostrarono pieni di comprensione; specialmente il Signor Luigi li accolse come figli e progettò di ampliare per loro l’appartamento di Don Giustino. Fu una luna di miele. Zia Michelina cucinava e Don Giustino cingeva il grembiule bianco e li serviva a tavola; la sera, dopo che essi erano andati a letto, rattoppava i pantaloni lacerati. L’idillio durò 15 giorni; poi il Vescovo in visita a Soccavo lo mandò a chiamare e gli ingiunse perentoriamente di smettere. Il caro Padre soffrì molto per l’opera, ma soffrì assai più per la delusione che avrebbe data ai congregati. Visitò i parenti Scherilo, e una zia – cui forse dovette aprire il suo animo – gli regalò una croce di legno nodoso. Zia Michelina e gli aspiranti ignari attesero Don Giustino per il pranzo. Egli mangiò con loro sereno, gioviale come sempre; solo all’ultimo cavò fuori la Croce, la fece baciare e con mitezza e persuasione annunciò: “Siamo figli della Croce; sacrifichiamo dunque la nostra volontà alla volontà dei Superiori, come Gesù sacrificò la Sua a quella del Padre “. Il 16 luglio in una supplica a San Pio X espose il suo programma per ottenerne approvazione e incoraggiamento. La Santa Sede – come di prassi – agì attraverso la Curia Diocesana e – pare – si mostrò benevola.Tuttavia il Vescovo mediante il fedelissimo Segretario Don Pasqualino dell’Isola – poi Vescovo di Cava e Sarno – ribadì la propria opposizione. Perché? Fu certamente preoccupazione per la cattiva salute di Don Giustino, fu anche prevenzione per gli aspiranti, tutti d’umili condizioni – ed è comprensibile in lui rampollo dei Baroni di Zapponeta; fu forse anche risultato di un intervento indiretto della mamma di Don Giustino che, avendo in casa tre figlie, si preoccupò delle possibili chiacchiere della gente. Ad ogni modo il colpo fu duro. Per attutirlo, nel settembre, S. Ecc.za venuto a Pianura per la benedizione delle fontane ormai sistemate in tutto il paese, volle vedere il gruppo degli aspiranti e ne chiese uno a Don Giustino. Fu preferito Salvatore Polverino perché aveva già espletato le scuole elementari. Era il primo alunno che entrava in Seminario. Gli altri continuarono a gravitare intorno al loro Padre e Maestro nella nativa Pianura. Don Giorgio Mele rievoca le lezioni impartite nel giardino dei Russolillo, sotto la pagliarella. – Che hai mangiato oggi, chiedeva lui con premura paterna?- Patane – rispondeva Giorgio sforzandosi di riuscire conciso e…toscano.- E poi? insisteva Don Giustino divertito.- Cocozzelli (Zucchini).Così il buon umore alleviava la dura fatica dell’istruzione per cervelli non troppo adusi ad imparare e ritenere. Se venivano ad invitarlo per esequie o messe solenni, garbatamente rifiutava e dichiarava “La mia missione è di fare scuola ai ragazzi “.- I VOLONTARI DI GESÙ.
Col gruppo minimo degli aspiranti al Sacerdozio, egli coltivava un altro gruppo più numeroso che chiamò i volontari di Gesù. Si distinguevano per un nastro tricolore al braccio sul quale spiccava l’immagine del Divin Cuore. Erano dei militanti, i precursori degli aspiranti d’Azione Cattolica e perciò avevano compiti d’avanguardia tutelare la moralità pubblica, zelare il catechismo, frequentare la comunione quotidiana; se vedevano figure sconce, se ascoltavano discorsi luridi, se scoprivano relazioni e situazioni torbide, partivano all’attacco.I Capi-gruppo si impegnavano a svegliare gli altri perché non perdessero la santa
Comunione ogni mattina, li precedevano con puntualità alle funzioni serali, li guidavano con ordine nelle processioni.Nei giorni festivi Don Giustino li sottraeva ai pericoli della strada conducendoli a passeggio e organizzando giochi nei quali era arbitro e paciere. Iniziava i maggiori all’apostolato sociale. Scrisse, per esempio, una letterina ai barbieri e li convocò in casa sua per concordare l’ora della santa messa festiva; invitò gli uomini a formare una sezione dell’ “Unione Popolare fra i Cattolici d’Italia” e, come primo obiettivo, si adoperò per risolvere il problema dei mezzi di trasporto indispensabili agli operai che scendono ai cantieri in città.