Preludio Apostolico e L’Estatico

7. – PRELUDIO APOSTOLICO.
Don Giustino è come la perla: rifulge di più se incastonata in un cerchio d’infanzie irrequiete. I piccoli gli volteggiavano intorno come farfalle intorno alla lampada che brilla nella notte. Egli li accoglieva con giovialità, poggiava un tavolone da muratore su due grosse pietre, vi sistemava i frugoli e insegnava il catechismo. Ricordiamo questo aneddoto: – Chi ti ha creato ? chiese ad un ragazzetto.- Papà e mamma. – E perché ? insistette sorridente Giustino. – Per far l’erba alla vaccarella. Come non intenerirsi e impensierirsi di fronte a tanta ignoranza? Il catechismo in tutte le forme, dalle più rudimentali alle più elevate, sarà la sua arma preferita per le sante conquiste del bene, la sua passione. Già sacerdote incontrò Mons. Cafiero, Rettore del Seminario di Napoli, che volle conoscere il regolamento della sua giornata. Quando sentì: “nel pomeriggio, catechismo” interruppe quasi incredulo: – Tutti i giorni? Tutti i giorni, confermò Don Giustino. – Finalmente ho trovato un prete che fa il catechismo tutti i giorni.Anche da soldato conservò questa passione. Scrisse alla zia Giovannina:  ”Vi prego di trasmettere in via privata e quanto più segreto è possibile un mio nuovo appello alle signore e alle signorine insegnanti di Pianura per una loro cooperazione fuori scuola all’insegnamento del catechismo.Mi è parso volontà del Signore e come tale lo trasmetto”. (26 agosto 1918). Ai ragazzi del Vocazionario farà leggere ogni mattina il catechismo di perseveranza dell’Abate GAUME. Alle suore che, una volta, preoccupate e
seccate perché il freddo impediva al pane di lievitare, gli anticipavano le scuse del previsto ritardo, rispose: – Chiamate nella camera 200 bambini, fate loro il catechismo: il calore dei loro corpi e più ancora – dei loro cuori che infiammerete d’amore per Dio faranno crescere il pane. Da Parroco, per ordine del suo Vescovo, l’Ecc.mo Monsignor Castaldo, stenderà lo statuto diocesano per la confraternita della dottrina cristiana. C’è
ancora chi ricorda la sua splendida relazione al congresso catechistico di Napoli e la sua lezione al sinodo diocesano di Teggiano. Ci vorrà un opuscolo a parte su Don Giustino apostolo del catechismo. E – ritornando al racconto – ci si dedicava con tanta competenza, ci metteva tanto entusiasmo, che l’uditorio cresceva volta per volta. Ogni catechizzato faceva proseliti “Vuoi venire da Giustiniello?” Al Catechismo alternava il canto – con voce intonata, delicata, insegnava motivi facili – e poi organizzava giochi e competizioni cui partecipava egli stesso; e poi leggeva con arte finissima brani della Bibbia o dell’Agiografia; e poi li guidava a passeggio… un piccolo esercito disciplinato (fino a 200 ragazzi) marciavano cadenzando il passo al canto d’alcune strofette composte da lui stesso. Riporto solo la prima: Fratelli, festanti – con gli angeli e i santiCo’ i cieli e le stelle – cantiamo al Signor Le nostre più belle – canzoni del cor. Sia gloria ed amore – al Dio Redentore Che nel suo gran cuore – noi tutti abbracciò E nel Suo dolore – noi tutti salvò.
8. – L’ESTATICO.
I piccoli amici si adunavano intorno a lui come lo stormo dei colombi intorno a chi offre il mangime. Egli gioiva e si prodigava. In Chiesa, invece, si concentrava nell’orazione e vi durava lunghe ore. Vincenzo Bavarella che lo vedeva spesso immerso nella lettura e nella meditazione, disse “dal mattino si vede il buon giorno ecco uno che vuol fare ottima riuscita”.Qualche anziana di Pianura (Nunziata Mangiapia, d’anni 85) porta lo scrupolo di aver perduto le messe perché in chiesa s’incantava a contemplarlo. Un giorno che più a lungo del solito si tratteneva col Signore, un gruppo di pupi irrequieti, irrompendo nella Chiesa deserta, lo sorpresero sollevato da terra. Strilli di meraviglia e di terrore attirarono l’attenzione di Don Salvatore che, accorso dalla sagrestia, vide il suo caro figlioccio
estatico. Tentò di imporre silenzio e cacciare i disturbatori; poi, timoroso e commosso, si occultò. Giustino ridiscese lentamente; appena riavutosi, zittì con dolcezza gli impertinenti e raccomandò loro con forza di non parlarne. La notizia si diffuse incontenibile; tuttavia la scarsa attendibilità che, in generale, riscuotono i ragazzi e il riserbo del piccolo estatico smorzarono presto la curiosità. Don Giustino, crescendo negli anni e nella virtù, corazzò d’inespugnabile umiltà i doni e i carismi, deludendo i profani che proprio in queste manifestazioni o solo in queste manifestazioni fanno consistere la santità.