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18. I VISITATORI APOSTOLICI

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Cenni storici

 In seguito alla condanna del ramo maschile i due dicasteri di Roma (Congregazione dei Religiosi e Congregazione dei Seminari) pensarono fosse opportuno far vigilare la Congregazione Vocazionista da un visitatore in incognito. Il personaggio a quel tempo più ovvio fu lo stesso vescovo di Pozzuoli. Successivamente questa scelta fu ritenuta inopportuna dalle stesse autorità di Roma.

Il primo vero visitatore apostolico fu nominato il 21 luglio 1941 nella persona di padre Raffaele Baldini dei Servi di Maria. Più tardi, il 23 aprile 1945, subentrò in questo compito padre Serafino Cuomo dei Frati Minori che disseminò un certo malcontento tra i religiosi vocazionisti. Poi fu la volta di padre Giuseppe Manzo, Gesuita, con l’incarico di Assistente Religioso. Infine subentrarono: dal 2 febbraio 1952 padre Paolo Poli degli Scolopi;  e dal 2 febbraio 1957 il padre Angelo Galluzzi, Orionino, che condusse la Congregazione fino al capitolo svoltosi nel giorni 8-11 ottobre 1958 a Mercato Cilento e che portò all’elezione di don Giovanni Galasso come Superiore Generale.

 

Commento artistico 

  • In questo interno vi sono sei personaggi. Escluso don Giustino gli altri non si incontreranno mai tra di loro: sono i visitatori apostolici. Questi si occuparono della Congregazione Vocazionista in tempi diversi; tale diversità è raffigurata sulla tela dalla posizione dei personaggi e da un elemento scenografico che è il tendaggio.
  • Soltanto due personaggi stanno seduti. Ciò vuol dire che tra i due vi fu un rapporto ambiguo. Stare seduti ad una scrivania indica autorità, presidenza, governo: alla scrivania è un visitatore, il padre Serafino Cuomo.
  • In ordine di apparizione ci sono tutti i visitatori: il primo (dalla destra di chi guarda) è il padre Baldini: il libro che tiene delicatamente tra le mani è la regola della Congregazione Vocazionista e indica che egli seppe ben comprendere la spiritualità di don Giustino. Lo sguardo di padre Baldini è fiero perché – come egli stesso diceva – aveva conosciuto un santo, e i santi vincono sempre la loro battaglia.
  • Alle spalle di padre Baldini c’è il francescano Serafino Cuomo. E’ seduto con fare autoritario e tiene tra le mani le Costituzioni della Congregazione che don Giustino aveva fatto stampare durante il periodo bellico “con valore di manoscritto. I Vocazionisti si sentirono come umiliati nel consegnare tutto il lavoro fatto dal loro fondatore al padre Cuomo che, di fatto, lo ritirò. Questo atteggiamento è indicato dal gesto di scrivere su quello che era stato il lavoro svolto da don Giustino. Questi poi è accanto con atteggiamento remissivo: vede il suo lavoro commentato dal francescano dal quale pure aveva sperato comprensione, mentre riceve umiliazione.
  • Alla destra di padre Cuomo – per chi guarda la tela – c’è padre Giuseppe Manzo. Sebbene fosse stato nominato Assistente, il suo modo di porsi non fu diverso da quello di un visitatore. Il suo sguardo è rivolto verso padre Cuomo: anche il suo operato portò ulteriore confusione nella Congregazione Vocazionistia. La posizione delle sue mani indica negligenza, indifferenza nei confronti dei problemi dei Vocazionisti.
  • Con padre Poli (il primo alle spalle di padre Cuomo) siamo già nella fase di risanamento finanziario. Egli invitò tutti i Vocazionisti ad un congruo tributo mensile. Lo sguardo di padre Poli è rivolto in avanti: egli ha intenzione di condurre la Congregazione ad acque tranquille. In quest’opera di risanamento non si preoccupò di rimuovere situazioni deleterie, fidando solo nel contributo mensile. Le mani unite significano l’incapacità del visitatore ad attuare i dovuti spostamenti dei religiosi.
  • In ultimo c’è padre Francesco Galluzzi, venuto dopo la morte di don Giustino: la posizione quasi perpendicolare al padre fondatore indica la non-conoscenza tra i due.
  • L’interno è occupato in gran parte da tendaggi. Le tende nella nostra quotidianità servono per coprire una realtà o per separare una realtà da un’altra, o per distinguere dei tempi come avviene a teatro. Nella tela si possono distinguere almeno cinque tempi: a) tempo della trasparenza con padre Baldini che comprese la spiritualità di don Giustino; b) tempo della critica con padre Cuomo; c) tempo del lassismo con padre Manzo; d) tempo della scetticismo con padre Poli; e) tempo della ripresa con padre Galluzzi.

 

Spiritualità

 Il periodo vissuto dalla Congregazione dei Padri Vocazionisti sotto la guida dei diversi Visitatori mise in luce ancora una volta la forza d’animo e la fiducia in Dio che aveva don Giustino. Egli si mostrò sempre docilissimo a quelle che considerava purificazioni per la Congregazione.

Così scriveva a padre Serafino Cuomo: “Trovo tanti motivi soprannaturali di godere nel Signore per il provvedimento preso a riguardo nostro, che sento cordiale gratitudine a Voi e ad ogni altro rappresentante del Signore a cui siamo soggetti” (cfr. L’Apostolo della Divine Vocazioni, p. 115). Nella medesima lettera però non manca di far osservare il senso di giustizia a cui, pure i Vocazionisti hanno diritto: “Noi abbiamo avuto e abbiamo la sensazione di venir giudicati e condannati su tante cose, senza che si comunichino all’imputato i capi d’accusa, senza che si dia al reo l’opportunità di difendersi, il che è troppo contrario alla Divina Giustizia della Santa Madre Chiesa. Noi vogliamo ubbidire, ubbidire sempre. E perciò basterà, e sarebbe bastato tante volte dichiararci la volontà e i desideri dei Superiori, perché subito sarebbero rimasti soddisfatti di noi” (ibidem, p. 117).

Don Giustino era uomo forte. Di fronte ai provvedimenti della Santa Sede non dimostrava risentimento alcuno. Tale convinzione è corroborata da quanto egli stesso scrive il 2 giugno 1945 alla sorella Giovanna, dopo la deposizione da Superiora generale delle Suore Vocazioniste: “Questo (la visita apostolica ndr.) è un dono regale che ci ha fatto la Divina Trinità, e solo nel paradiso ne comprenderemo il valore inestimabile…”.

In un appunto del 24 maggio 1945 don Giustino descrive il suo stato d’animo alla notizia dell’arrivo del secondo Visitatore: “Così termina per me un lungo periodo di vita e se ne apre un altro. Mi vedo avanti il Maestro che vuole che lo segua come in modo nuovo, come più sensibilmente mio Capo, senza alcuna preoccupazione di comando di futuro e simili. Egli mi mantiene in alto nella Gloria, Amore e Volontà del Padre”.