Lettera di Quaresima

Miei fratelli, Ecco un’altra quaresima!
E questa è la nostra!
Ogni anima se lo dica: “Questa finalmente è la mia quaresima!”

Preparazione immediata alla vita pubblica, alla esecuzione del divino mandato nel mondo, allo svolgimento della Divina Missione tra le anime.

Ma non siamo capaci di portare a perfetto compimento questa necessaria preparazione, in una sola quaresima. E allora ci si concede di fare successivamente e estensivamente, lungo gli anni della vita mortale, quello che non siamo capaci di fare simultaneamente e intensivamente in una sola volta.

Ma ignorando se altre quaresime di altri anni ci saranno concesse, concentriamoci al possibile nel santificarci in questa, nel nostro oggi del tempo, per santificare il prossimo nel nostro domani più o meno immediato.

Beato chi sente in ogni occasione l’impulso a qualcosa di più e meglio, nella conoscenza, nell’amore, nel servizio di N. Signore e concretizzarlo in nuovo slancio verso gradi superiori del progresso spirituale, appresso a Gesù, unica nostra via al Cielo.

Dobbiamo pensare che ogni nostro fratello nella vocazione, sia sempre animato da questo spirito di ascensione spirituale; sicché in ogni incontro riesca gradito e quasi spontaneo l’aiutarsi a vicenda a progredire nella scienza e nell’esperienza de’ mezzi ascetici più opportuni, con emulazione maggiore di quella che si nota circa i mezzi esterni delle opere della congregazione. E intendendo proprio questa vicendevole fraterna esortazione e emulazione, ci mettiamo avanti le divine parole “Chi vuol venire appresso a Me rinneghi sé stesso, prenda la Sua Croce e Mi segua”. Esse sono il completamento delle altre “Chi non rinunzia a tutto quello che possiede non può essere mio discepolo!„

  E chiediamo l’uno per l’altro una maggiore intelligenza e osservanza di questi divini principi, che sono l’unica via a quel mistico deserto in cui c’è la vera preparazione all’apostolato, e a quella mistica solitudine in cui si è ammessi alla divina intimità, preludio dell’unione divina.

 Primo esercizio

 Questa allora potrà e dovrebbe essere la nostra quaresima: moltiplicare gli atti di rinunzia affettiva e effettiva a quello che possediamo, da avvicinarci al distacco necessario a liberare il cuore nostro da tutti gl’impacci al suo volo verso il Signore, e da tutti gl’ingombri che gl’impediscono di vederLo e riceverLo in pieno.Ma questo suppone come fondamento la vera osservanza del santo voto e virtù della povertà, della purezza, e dell’ubbidienza secondo l’evangelo riflesso nelle costituzioni; e su questo punto data la nostra tendenza a scendere sempre più in basso troveremo sempre di che emendarci, e dato il nostro dovere di ascendere sempre più in alto troveremo sempre di che perfezionarci.Ma a essere pratici noi dobbiamo rendere conto a qualcuno (che non può essere altri che il nostro direttore spirituale) di questa nostra rinunzia affettiva e effettiva a tutto quello che sentiamo di possedere, con quel senso imperfetto di proprietà che la coscienza delicata del buon religioso avverte in forma di disagio, e a volte come di assedio da parte di Colui che ci vuole santi.

Secondo esercizio

 Questa volontaria rinunzia a tutto quel che si possiede col cuore, ci dà il potere di divenire discepoli di Gesù, ma occorre ben altro perché lo si divenga nella realtà. Ci vuole l’abnegazione di sé! che tutti conosciamo di nome, ma solo i santi conoscono di fatto. Veramente chi esercitasse pazienza e mansuetudine in ogni occasione, chi fosse sempre disposto a perdono e benevolenza verso ogni prossimo, chi estendesse la sua ubbidienza anche nelle vere ispirazioni, arriverebbe presto a possedere, se non la teoria certo la pratica dell’abnegazione evangelica e comincerebbe a essere discepolo di Gesù!

 Il nostro religioso deve avere una scienza profonda e una perfetta osservanza perché essa è la preparazione all’Unione Divina di cui dovrebbe avere lo stato e l’apostolato, per esercitarne a modo il magistero, secondo il fine della nostra vocazione, congregazione e missione, e solo nella luce del mistero dell’Unione Ipostatica della natura umana con la natura divina, nella persona del Verbo Incarnato possiamo acquistarla!

 Frattanto rendiamoci abituale l’agire contro ogni nostro gusto naturale,1) sopprimendo del tutto 2) o differendone la soddisfazione 3) o costringendolo al suo oggetto contrario con abilità e generosità rivelatrici del nostro grado di fervore nella fuga del mondo e nel suo odio santo di sé. la discrezione e la prudenza devono, si, controllare e dirigere questa ascetica elementare, ma non farsi complici della nostra condiscendenza allo spirito del mondo, alla curiosità, all’amor proprio.

 Terzo esercizio

 … Prenda la Sua croce! … E noi tutti in spirito di amore gli protestiamo di volere la Sua Croce, nel cuore nostro e nelle sulle nostre spalle. Prendiamo la Sua Croce! E non perché angariati da forze estranee, ma per elezione del cuore. Quell’iugum che portato assieme per tutta la vita da due persone le rende coniugi e cooperatori del Creatore, quell’iugum Suo ch’Egli ci rivela realmente soave, è proprio la Croce Sua con cui diveniamo cooperatori del Salvatore del mondo, del glorificatore del Padre! Quella vogliamo sia la nostra da portare appresso a Lui, assieme a Lui aspettando il dono sommo dell’Unione Divina.

La meditazione affettiva della Passione Sua, deve occuparci in tutto il tempo in cui tace l’alleluja. E per fondarla sulla verità storica e non meno che teologica, ogni anno aiutiamoci con la lettura studiata e meditata d’un qualche buon Saggio e trattato sulla Passione. Così per esempio quest’anno vorrei che fosse percorso quello di Don Bernardi (ed. Marietti). E l’esercizio della Via Crucis sia praticato dai nostri a piccoli gruppi distinti più che da tutta la comunità assieme, in modo che ogni giorno sia percorso da un gruppo con molta devozione

 In questa quaresima infine ognuno riprenda le note di mortificazione corporali, di umiliazioni volontarie, di preghiere particolari, da tenere poi sempre aggiornate e far controllare dal direttore spirituale, almeno nel ritiro mensile. Sono le ali, di cui l’ossatura è costituita da’ principi dommatici e morali, saldati tra loro dalla logica delle cause e effetti, nell’ascetica cristiana. E con queste ali sempre in moto, nello stesso ordinario adempimento de’ nostri doveri sopra la mediocrità nella sequela del Signore.

 La quaresima se veramente santificata ci prepara a santificare il prossimo. Se non ci segreghiamo dal mondo non potremmo immunizzarci dal contagio della corruzione della carne e sangue.

Questo contagio ci prende attraverso tutti i sensi ma specialmente attraverso la vista. Tutto il rigore dell’astinenza dalla carne e bevande inebrianti, così comune agli asceti de’ primi secoli cristiani, e che il Signore à voluto fosse da noi abbracciato, dovrebbe praticarsi anche dalla vista con maggior rigore che dalla bocca. La modestia vi renda insensibili alla perenne esposizione e esibizione del carnaio umano per trionfare del tentatore, per contemplare il Signore e promuovere la santificazione universale!

Cominciamo a aver sempre più a cuore l’esporre ogni giorno eccetto le domeniche, con gravità di dolore e di amore, la S. Croce, nelle ore che Gesù agonizzò per noi. E ognuno procuri di tenere compagnia per il tempo di cui può disporre, a Gesù Crocifisso e alla SS. Vergine Madre Sua Addolorata, in quelle ore. Abbia una particolare intenzione per la salvezza eterna              de’ moribondi, per la santa morte de’nostri religiosi. Ogni sacerdote a cominciare da questa sua quaresima procuri di soddisfare in quel tempo al dovere delle sue ore canoniche considerando il Calvario, come il nostro coro speciale.

 Generalmente nella quaresima s’intensifica l’esercizio della Parola e l’insegnamento del catechismo. Sia dunque il catechismo, il nostro speciale compagno nel deserto, un suo capitolo al giorno sia il nostro pane quotidiano. Ognuno lo mastichi per assimilarne tutta la sostanza corroborante e santificante. Come quel teologo a cui S. Giovanni della Croce, avuto come novizio al Carmelo, non diede altro per la sua formazione, che il catechismo. E cominciamo a persuaderci che ogni apostolato di santificazione, deve assolutamente cominciare con l’apostolato del catechismo e del Vangelo; in modo che ogni persona l’abbia sempre con sé, per leggerlo meditarlo e così poterlo poi praticare.

Sac. Giustino M. Russolillo