CIELO DE’ CIELI – L’Eucarestia e Dio Padre

Raccogliamo la grande parola di Gesù alle anime: “Venite appresso a Me – seguitemi”  Se da prima fu detta a un piccolo numero di anime – i discepoli, gli apostoli – ora essa è rivolta a tutte le anime – proporzionatamente alla condizione in cui ciascuna è voluta dalla Provvidenza.

Come ogni altra parola del Signore essa non significa solamente, ma opera quello che esprime, e quindi quel: “Venite appresso a Me, seguiteMi” non solo esprime l’invito e il dolce comando ma anche opera nelle anime l’effetto dell’attrazione divina. Ora questa attrazione è sentita a proporzione dell’ esaltazione ili Gesù, secondo la Sua promessa e profezia:”Quando sarò esaltato da terra, tutto attrarrò a Me! Sentiamo difatti questa attrazione a Gesù ogni volta che Lo vediamo esaltato in qualche molo.

Cosi, davanti alla condotta edificante di un Suo discepolo e sacerdote, le anime sentono attrarsi a Gesù sino alla vocazione a stati di perfezione, perchè Gesù è esaltato nella persona del sacerdote e del santo; così davanti all’esaltazione di Gesù nel SS. Sacramento, nelle manifestazioni più solenni del  culto eucaristico.

“Venite appresso a Me e seguiteMi”. Non è semplicemente il “Venite a Me, voi tutti che siete affaticati e vi ristorerò”. A ! non si tratta di una qualche  grazia di pace e di riposo che l’anima trova  in Gesù, come sedendosi a’ Suoi piedi, con Maria Maddalena, o posando il capo sul Suo petto, come il discepolo prediletto. Questo non c’è concesso, che per istanti, ma poi si afferma e prevale 1’altra parola:”Io sono la Via!”

La via che dovete percorrere, s’intende. Ma dove porta questa via? Sebbene anche quando Gesù dice “Venite a Me” non è un rivelarsi e offrirsi all’anima come ultima tappa nel cammino, perché subito aggiunge: “Prendete su voi il Mio giogo, portate pure il Mio peso” Un giogo dunque sotto cui camminare.

E sin dove?… Un peso dunque da portare – ma dove?  

Ecco: noi comprendiamo bene che la vita è un cammino attraverso deserti e catene di montagne, attraverso ogni specie d’insidie e ostilità di molti nemici.

Ma non comprendiamo bene che Gesù è la via, la nostra via.

Noi comprendiamo facilmente quella Sua parola: “Ego sum Veritas” poichè in Gesù troviamo tutto il complesso delle verità che dobbiamo credere per la vita soprannaturale, essendo Egli la suprema rivelazione della Divinità.

Comprendiamo anche l’altra Sua parola: “Ego sum Vita” poichè in Gesù si trova la fontana della vita soprannaturale, essendo Egli la suprema comunicazione della Divinità. Ma non pare che comprendiamo ugualmente che Egli è anche la nostra via.

La via precisamente che dobbiamo prendere e seguire per tutto il tempo che ci troviamo viatori e pellegrini, e appunto in stato di via sulla terra, prima di raggiungere e conquistare il cielo in uno stato di termine beato.

E intanto Egli l’à messo avanti questo principio e questa parola della Via, questo Suo rivelarsi e affermarsi e offrirsi quale nostra Via. 

Ora non basta prenderla nel senso che Egli è il Maestro, le cui lezioni dobbiamo imparare; e che Egli é il tipo, i cui esempi dobbiamo imitare.

– C’è anche questo, e c’è tutto questo in quella proclamazione: “Io sono la Via” – ma c’è qualche altra cosa, che non deve sfuggirci, se vogliamo intera e quindi efficace l’idea della nostra vita soprannaturale.  Se cogliamo la vera idea di quello ch’è e dev’ essere la realtà della nostra vita soprannaturale, noi la troveremo in quelle parole di Gesù benedetto: “Exivi a Patre et veni in mundum, iterum relinquo mundum et vado ad Patrem – sono venuto dal Padre nel mondo, e ritorto dal mondo al Padre” . Una continua elevazione di un progressivo ritorno al Padre, in forza della grazia che, infusa nell’anima si svolge e manifesta appunto con questa ascensione al Padre. Ecco la vita soprannaturale. E se ne vogliamo, oltre l’idea, anche l’immagine concreta, dobbiamo cercarla nei fatti più sfolgorantemente gloriosi, quali 1’Assunzione della S. Madonna al cielo, 1’Ascensione di Gesù al cielo, l’una in corrispondenza con l’altra. Così la nostra vita: assunzione del corpo, ascensione dello spirito. In questo Suo ritorno al padre, Gesù non vuole essere solo, ma si attrae e si porta appresso le anime, e per questo a tutti quelli a cui già disse: “Venite appresso a Me”  SeguiteMi” ora manda espressamente questa altra ambasciata, ch’e insieme esortazione ed invito, consiglio e comando:

“Va a dire ai Miei: “Ascendo al Padre Mio e Padre vostro, al Mio Dio e vostro Dio”. Ecco la Via che si chiama Gesù – Eccola ben rivelata e delineata dal termine a cui mette capo: Iddio – Padre!  Ora se tutti gli atti e gli stati del Verbo Incarnato sono perpetuati nell`Eucaristia, dobbiamo vedere in essa principalmente quello ch’è come l’epilogo e il coronamento di tutta la vita e di tutta l’opera del Signore Gesù, la Sua Ascensione al Padre: la nostra via al Padre!Se tutti i doni della vita soprannaturale sono come immagazzinati nell’Eucaristia, sintesi e sorgente di tutte le grazie, perchè reale presenza e dono dell’Autore stesso della grazia, dobbiamo vedere in essa questa che è la risultante di tutta l’azione della grazia, l’effetto supremo di tutte le grazie, l’ascensione delle anime al Padre, con Gesù in Gesù e per Gesù, suo Figliuolo.  Perciò sarebbe incompleto quel perpetuo ricordo di Se stesso che Gesù à voluto da noi quando à detto: “Hoc facite in meam commemorationem” se davanti all’Eucaristia noi ricordassimo solo la Passione e la Morte del Suo Divino Sacrificio.  

E per questo noi ricordiamo anche espressamente la Sua Divina Risurrezione e la Sua Divina Ascensione al cielo, frutto glorioso del Suo Sacrificio: “Unde et memores… tam beatae passionis, nec non et ab inferis resurrectionis, sed et in coelos gloriosae Ascensionis “.  Nella Sua Passione e Morte vediamo come l’effetto del peccato, l’opera degli uomini sul loro Signore: nella Sua Resurrezione dalla Morte e Ascensione al Padre vediamo l’effetto della grazia, l’opera del Signore sull’umanità, in Gesù e in tutti i Suoi fratelli. E come in Gesù dobbiamo credere e considerare non solo l’uomo ma anche è più il Verbo di Dio, così nell’ Eucaristia dobbiamo pensare non solo all’opera dell’ uomo su Gesù, ma anche e molto più all’opera di Dio sull’uomo, e quindi a questa Ascensione al Padre di tutti coloro pei quali è stato offerto e a’ quali si applica, nel corso del tempo, quel Divino Sacrificio: Ascensione al Padre in forza appunto e in virtù di quel Pane di vita eterna che ci  si dà nell’Eucaristia, come Comunione di quel Sacrificio.  

O quella piccola Ostia! apparentemente non c’è cosa più inerte e passiva di un Ostia! Per trovare qualcosa che le somigli dobbiamo scendere proprio alle infime creature, al disotto dell’insetto e del filo d’ erba, alle creature inanimate.

E per questo noi ricordiamo anche espressamente la Sua Divina Risurrezione e la Sua Divina Ascensione al cielo, frutto glorioso del Suo Sacrificio: “Unde et memores… tam beatae passionis, nec non et ab inferis resurrectionis, sed et in coelos gloriosae Ascensionis “.  Nella Sua Passione e Morte vediamo come l’effetto del peccato, l’opera degli uomini sul loro Signore: nella Sua Resurrezione dalla Morte e Ascensione al Padre vediamo l’effetto della grazia, l’opera del Signore sull’umanità, in Gesù e in tutti i Suoi fratelli. E come in Gesù dobbiamo credere e considerare non solo l’uomo ma anche è più il Verbo di Dio, così nell’ Eucaristia dobbiamo pensare non solo all’opera dell’ uomo su Gesù, ma anche e molto più all’opera di Dio sull’uomo, e quindi a questa Ascensione al Padre di tutti coloro pei quali è stato offerto e a’ quali si applica, nel corso del tempo, quel Divino Sacrificio: Ascensione al Padre in forza appunto e in virtù di quel Pane di vita eterna che ci  si dà nell’Eucaristia, come Comunione di quel Sacrificio.  

O quella piccola Ostia! apparentemente non c’è cosa più inerte e passiva di un Ostia! Per trovare qualcosa che le somigli dobbiamo scendere proprio alle infime creature, al disotto dell’insetto e del filo d’ erba, alle creature inanimate.

Al Seno del Padre dal quale eternamente procede per divina generazione il Figliuolo. Al Seno del Padre dal quale nel tempo ci è venuto per divina Missione il Figliuolo Incarnato, Gesù Cristo, e Gesù sacramentato. Al Seno del Padre al quale con tutti i redenti egli ritorna per consegnare il regno  conquistato degli eletti.

“O se tu, o Signore, esclama Isaia, squarciassi i cieli e scendessi tra noi nella Tua Gloria, anche i monti alla Tua presenza si liquefarebbero in  amore”. E’ vero, ma noi diciamo a noi stessi: O se tu,  anima, con la forza della fede, ti applicassi alla visione interiore, del mistero Eucaristico; se tu, anima, squarciassi, non tanto i veli delle specie Eucaristiche, quanto i veli troppo spessi della tua ignoranza della scienza Sacra, o i veli della tua accidia nell’applicare la scienza sacra alla vita, o i veli della tua tiepidezza nel vivere la scienza sacra nell’orazione; se tu  squarciassi questi tuoi veli, ti troveresti di fronte alla divina realtà del Figliuolo di Dio Padre, e saresti non tanto attratta a sprofondarti in umiltà di adorazione, quanto a elevarti e lasciarti trasportare, come da corrente di vita soprannaturale, in quella divina relazione del Figliuolo col Padre, perché in questa divina relazione sta tutto l’essere del Figliuolo, tutta l’opera del Cristo Gesù nelle anime.

E così tutto in Gesù, e in Gesù Sacramentato ci  parla del Padre, ci eleva al Padre, ci unisce al Padre. Da qualunque punto e in qualunque modo contempliamo l’Eucaristia, sia come divina missione perpetuata, sia come sacrificio della Nuova Legge, sia come il sacramento della vita, sempre essa ci parla del Padre, ci eleva al Padre, ci unisce col Padre, perché l’Eucaristia è Gesù, e Gesù è il Figliuolo di Dio Padre, fatto uomo per riallacciare le relazioni dell’uomo col Padre, e imparare e spronare l’uomo a vivere quella relazione col Padre, e alimentare sempre più questa relazione col Padre. Pensiamo dunque, innanzi tutto, all’Eucaristia come alla divina missione perpetuata. Quando si parla di Gesù, non è possibile servirci dei  termini, soliti a applicarsi a noi, di stato di via sino alla morte, stato di termine dopo la morte. Lo stato di via implica la prova in cui  si può vincere o soccombere, e in tale prova si trova ogni nato da Adamo con peccato originale; o almeno, lo stato di via implica progresso spirituale nella grazia, e solo in tale senso fu stato di via la vita della Beatissima Vergine, concepita senza peccato e confermata in grazia. Ma parlando di Gesù, nel tempo ch’è stato in questo mondo, volontariamente soggetto al dolore e alla morte, non possiamo far parola di stato di via, ma solo di stato di missione divina.

Dice S. Tommaso (Parte III Quest.XV n. 10) “Gesù era quaggiù comprensore perché godeva della Visione beatifica; ma questo godimento, per divina dispensazione era contenuto e trattenuto nella sua Mente; cosicchè Gli restava a conseguire la beatitudine in quanto al resto, cioè nell’ anima possibile, e nel corpo possibile e mortale, perciò Gesù era insieme anche Viatore”. Ma trattandosi di uno stato di cose tutto speciale, e tutto proveniente dalla Sua Volontà di Salvatore, e Salvatore a prezzo di patimento, non già della comune necessità di una prova voluta da una Volontà Superiore, molto impropriamente si parlerebbe di uno stato di via, nel senso nostro, in Gesù Cristo; meglio perciò dire: uno stato di missione. Ora questa missione divina da una parte è terminata, come tutta la vita del Salvatore, con la Sua morte, risurrezione e ascensione al Padre, e dall’altra possiamo dirla, con ogni verità, come perpetuata nel santo Sacramento. La Divina Eucaristia pertanto ci mette innanzi come alla reale presenza di Gesù, cosi al fatto di una divina missione nel mondo, e precisamente la prima missione divina. Ora ogni missione divina comprende tre elementi, e ognuno di essi nel nostro caso ci parla del Padre e ci eleva al Padre e ci unisce col Padre.

Primo elemento: l’origine di una Persona Divina che proceda da un’altra Divina Persona. Secondo elemento: un termine che questa Divina Persona mandata abbia nel tempo. Terzo elemento: un incarico che sia il fine degno della Persona Divina che manda, degno della Persona Divina mandata. Tutto questo troviamo nel gran fatto della Incarnazione del Verbo, e quindi nell’epilogo e sintesi di tutti gli atti e stati e misteri del Verbo Incarnato, cioè nell’Eucaristia., e in tutto questo veniamo elevati al Padre e uniti al Padre, in Gesù e con Gesù. Abbiamo la seconda Persona Divina, la quale eternamente procede dalla Prima per via di generazione, per cui la Prima è realmente il Padre, la Seconda è realmente il Figliuolo.

Ecco il primo elemento della missione divina: l’origine nell’eternità di una Persona dall’altra. Questo Dio-Figliuolo per volontà di Dio-Padre e mediante 1’opera del Loro Santo Spirito, è venuto tra noi a prendere la natura umana, a farsi vero uomo,com’è vero Dio. Ecco il secondo elemento della missione divina: il termine nel tempo, fuori della Divinità. Egli è stato mandato a noi dal Padre, Egli e venuto a noi, facendosi uomo per un fine degno di Dio. Il   fine è il bene. Anche per Iddio il fine non può essere altro che il bene.

Ma per noi il fine è un bene particolare o il bene assoluto da acquistare; per il Signore, ch’è già in Sé il bene infinito, il fine può essere non già un bene da acquistare, ma solo un bene da comunicare. E questo è il fine della creazione, della redenzione, della santificazione, triplice – unica opera divina del Signore Uno e Trino – il bene divino, la vita divina da comunicare alle anime.  Ecco il terzo elemento della missione divina. Come diciamo nella preghiera dell’apparecchio sacerdotale alla Comunione: “Domine Jesu Christe qui ex voluntate Patris cooperante Spiritu Sancto” ecco l’origine divina di Gesù da un’altra Persona, nella Divinità e nell’umanità, in diverso modo: Per mortem Tuam ecco il termine della divina missione, cioè l’Incarnazione. Passione e Morte di Gesù o l’Eucaristia come sacrificio della Nuova Legge: “mundum vivificasti”, ed ecco il fine della divina missione, dare la vita al mondo, cioè alle singole anime, e per esse a tutta l’umanità: ecco l’Eucaristia come sacramento della vita. Ma noi ci fermiamo solamente al termine della divina missione, al “Domine Jesu Christe” e cosi invece di onorarLo perfettamente. 

Lo diminuiamo e lo dimezziamo nella nostra conoscenza, e per conseguenza nel nostro amore e nel nostro culto e nella nostra devozione e mutazione, con detrimento grande per la santificazione nostra e per la glorificazione del Signore Iddio. ConsideriamoLo invece nel concetto pieno, integrale della Sua missione divina, e ne saremo noi santificati e Iddio glorificato. Contempliamo con la fede intera, Gesù tutto intero, e slanciamoci con una speranza piena verso il pieno possesso di tutto Gesù. e abbracciamo finalmente con una carità perfetta e intensa Gesù tutto, e ci sentiremo e saremo portati con Lui, sempre al Padre: ci sentiremo e saremo con Lui, non dico tanto i figliuoli del Padre, ma come un solo Figliuolo del Padre.  Poiché questo è il grande scopo della divina missione del Verbo Incarnato, questo è il mandato che ha ricevuto dal Padre che l’ha mandato.

E questo ci mette davanti all’Eucaristia conside­rata come Sacrificio. Questo Dio-Figliuolo di Dio-Padre che cosa e venuto a fare nel mondo, facendosi vero uomo come noi? E’ venuto a noi solo per tornare subito al Padre? E dove sarebbe lo scopo adeguatamente degno di una divina missione?

Egli venuto nel mondo e ha preso un corpo e un’anima come quello che abbiamo noi, ma non già una persona umana quale siamo ciascuno di noi. Ha incominciato con assumere la natura umana che noi tutti abbiamo, per poi attrarre a Sé a una a una tutte le persone umane, viventi nella natura umana. La natura umana che ha assunta forma il Suo corpo fisico, le persone umane che attrae a Sé formano il Suo corpo mistico; divina realtà, in diverso modo, è questo Suo corpo mistico non meno che quel Suo corpo fisico. E’ venuto dunque per tornare al Padre, ma non quale era venuto. E’ venuto Figliuolo di Dio per tornare al Padre anche quale Figliuolo dell’Uomo; è venuto re del cielo e degli Angeli per tornare al Padre anche re della terra e degli uomini; è venuto da Creatore del tutto, per tornare anche Salvatore delle anime: è venuto Egli solo, per tornare al Padre Con tutte le persone umane. Io posso giustamente considerare tutto il mondo inferiore, in cui vivo, come la mia veste, poiché infatti tutto il mondo sensibile è come il paludamento dell’uomo, re della terra. Ora il mio abito è là dove io Sono; se cammino il mio abito cammina, se vado per vie polverose l’abito s’impolvera, se cado nel fango l’abito s’insozza, se mi tuffo nelle acque l’abito si lava, se mi elevo nel cielo l’abito mi svolazza intorno e si eleva anch’esso.

Ora così possiamo considerare tutte le anime come la veste di Gesù; ma veste non aderente esternamente come il mio abito al mio Corpo; ma sono la veste di Gesù presso a poco come il corpo è la veste dell’anima, e, direi più ancora, come la parola è la veste del pensiero, come i raggi sono la veste della luce. E perciò è venuto per attrarle tutte a Sé. Attrarle tutte non per stringerle a Sé in un vincolo qualsiasi di affetto, o in qualsiasi altro congiungimento accessibile, possibile anche agli uomini tra loro. Ma per unirli a Sé in un modo e grado possibile solo a Dio, perché Egli è sempre il Dio che si rivela e si dona, e per quanto abbia voluto abbassarsi sino a noi e farsi come uno di noi, pertanto non può fare a meno, diciamo così, di rivelarsi infinitamente superiore a noi nelle sue opere e nei suoi modi, perché non può cessare di essere Dio! Anzi potremmo dire ch’Egli ci tiene a far le cose da Dio! Egli vuole veramente essere concepito e nascere come uomo, ma da una Madre sempre Vergine! Cosa da Dio! Egli vuole ricomprarci e lo può fare con un atto solo della Sua Volontà, ma ci tiene a farlo invece con una profusione infinita di meriti, a prezzo di sangue. Cosa da Dio!  

Egli vuole apprestarci una perpetua festa di un perpetuo convito di amore, ma ci tiene a darci in cibo e bevanda la Sua Carne e Sangue. Cosa da Dio!

Egli vuole lasciarci un perpetuo vivente ricordo di tutto se stesso, della Sua Vita, Passione, Morte, Risurrezione, Ascensione, tutto Se stesso, ma ci tiene a farlo con un mistero di presenza reale ch’è un tessuto di prodigi.  Cose da Dio! E così Egli vuole attrarre a Sé tutte le anime ed unirle a Sé in una sola vita, la Sua, in una sola relazione, quella che è Lui in Persona, il Figliuolo del Padre, e Se le unisce in un modo così misterioso che può chiamarsi solo incorporazione. Cose da Dio!

Ma perché tanta e così misteriosa unione? Perché Egli doveva dare loro la vita!  Ci ha trovati tutti in stato di morte e dannazione, in stato di schiavitù del peccato e dell’inferno.  E doveva darci la vita! La vita suprema è la vita di Dio, dalla quale ogni altra vita proviene!  Egli voleva darci la vita e avrebbe potuto infonderci tanti e tanti altri gradi e forma di vite superiori – come p.e. di quelle Angeliche – ma per un mistero di predilezione ci teneva a darci proprio la Sua Vita! Cosa da Dio! Per dare la propria vita non c’è altra via che e la generazione o incorporazione! (non parliamo dell’Unione Ipostatica).

Per generazione la vita di Dio si comunica solamente nella stessa Divinità tra il Padre ed il Figliuolo. Fuori della Divinità, la vita divina si comunica per partecipazione, e, nel caso del Verbo Incarnato, l’Uomo Dio Gesù, la si comunica per incorporazione. Porterei l’esempio delle creature inferiori di cui mi cibo, e che per assimilazione partecipano alla mia vita, ma non quadra del tutto, poiché le creature inferiori, nell’assimilazione, perdono il proprio essere nel partecipare alla nostra vita, per cui, se fossero coscienti e libere, preferirebbero restare nel proprio essere inferiore, anziché perdere l’essere proprio per passare a quel modo a partecipare alla vita di un essere superiore, mentre a noi, nell’incorporazione di Gesù, resta tutto il nostro essere, tutta la nostra natura, tutta la nostra persona, e viene per di più elevata, trasfigurata, divinizzata nel Suo Signore Iddio, in Gesù Cristo.  Per questo fine dunque Egli è venuto, questo è il mandato che il Dio Padre Gli ha dato quando a noi l’ha mandato. E Gesù lo dice espressamente: “Hoc mandatum accepi a Patre meo”. Darci la vita soprannaturale, partecipazione della vita divina, consorzio della divina natura, relazione con le Divine Persone.

Ma già quando si parla di vita, e di vita divina dobbiamo necessariamente pensare al Padre, poiché solamente il Padre è l’eterna fonte della vita divina nella stessa Trinità. Nel Padre c’è quel principio d’amore che Lo porta a comunicare la vita in tutta la sua pienezza, con tutta la dolcezza dell’amore. Rispetto a noi, nell’infusione di questa partecipazione di vita Divina, sono tutte e tre le Persone Divine a comunicarcela, come un solo principio della grazia, ma questo non toglie che il suo primo principio e fonte è il Padre. Come il Padre è la vita in Sé, così ha dato anche al Figliuolo, e aggiungiamo, col Figliuolo allo Spirito Santo, ha dato di avere in Sé la vita. Ma tutto questo procede, infine, dal Padre! E tutto e sempre ci rivela il Padre, ci rimena al Padre, ci ricongiunge al Padre. Ma poiché sin dalla prima creazione questa vita divina ci era stata comunicata con l’elevazione allo stato soprannaturale, l’averla perduta o, peggio, rigettata, era effetto della colpa, e quindi imputato a colpa. Colpa di una reità infinita, in quanto offesa della Divinità e, perciò, della Trinità, e, se non vogliamo perdere mai di vista la distinzione delle Persone, offesa infinita di quella Divina Persona ch’è il fonte della vita, il principio della vita, il datore della vita: Dio Padre.

E Dio Padre restava insieme infinitamente offeso, per questo rigettarsi della Sua Vita, perché Egli è Dio, ma sempre infinitamente desideroso di comunicare questa vita, perché Egli è Dio Padre, eternamente in atto di Padre.  E bisognava togliere la colpa, perché rifluisse questa vita.  Ecco il mandato che il Figliuolo ha avuto dal Padre nella Sua missione divina, e l’ha compiuto col Suo Sacrifizio della Croce.

Ha preso a Sé tutte le anime incorporandole in Sé, e tutte le colpe umane Gli hanno tolto la vita. Ma accettando, volendo e offrendo questa Sua morte in amore al Padre nelle anime, ha tolto ogni colpa alle anime e quindi ogni offesa al Padre, e ha fatto rifluire la vita dal Padre nelle anime. Dal Padre nelle anime per mezzo della Sua Passione e Morte, nel Suo Sangue sparso in Sacrifizio. E ha lasciato a nostra disposizione il rinnovare questo sacrifizio, e l’offrirlo sempre che vogliamo, per applicarlo alle singole anime bisognose di vita per cancellare con esso le singole colpe che si commettono dagli uomini.E sono precisamente tutte le anime a Lui incorporate per il Battesimo, quelle che, per le loro virtù teologali formano questa gens sancta, regale sacerdotium che offrono, per mezzo del ministero sacerdotale e in unione a’sacri ministri, questa Divina Eucaristia. Sacrifizio alla Divinità, considerata espressamente in Dio Padre; alla Trinità tutta nella Prima Persona, il Padre.

Ora com’è impossibile pensare alla vita e alla comunicazione della vita senza pensare alla Persona fonte della vita e principio di generazione, il Padre, così è anche impossibile offrire il Sacrificio, l’Eucaristia-Sacrificio, senza pensare alla divinità a cui lo si offre, e, nella sacra realtà divina, alla Persona del Padre, principio eterno della Divinità. E così l’Eucaristia Sacrifizio con cui si toglie la nostra morte del peccato con la morte di Gesù, Sacrifizio con cui cancelliamo l’offesa al Signore Iddio con il merito dell’Uomo-Dio immolato, Sacrifizio con cui riceviamo di nuovo la vita divina, l’Eucaristia Sacrifizio necessariamente ci eleva al Padre, ci rimena al Padre, ci ricongiunge col Padre!  E Gesù si degna confidarci: “Per questo il Padre mi ama, perché io dò la Mia vita in Sacrificio, perché le anime riabbiano la vita, e l’abbiano poi sempre più abbondantemente!”. Adorabili parole! Adorabile confidenza! “Per questo il Padre Mi ama” come se volesse dire: “Non sarei degno del Padre, non adempirei la Volontà del Padre, non contenterei l’amore del Padre se non mi offrissi in sacrifizio per Voi”. Ma quale rivelazione di questo Dio Padre! Sempre in atto di Paternità generante con tutta la pienezza della vita, con tutta la dolcezza dell’amore. 

Per questo S. Ignazio si commoveva a pianto ogni volta che nella S. Messa, aprendo le braccia e tenendo le mani e gli occhi al cielo, si invoca “Te igitur clementissime Pater!”; per questo il P. Faber ha ragione di dire che non c’è nella rivelazione cristiana, mistero più pateticamente commovente quanto il mistero della Trinità Beata! Ma ci troviamo già davanti alla Divina Eucaristia da considerare come il Sacramento della Vita, pieni di fiducia nella proclamazione che Gesù ha fatto del mandato ricevuto dal Padre nella Sua missione Divina.“Hoc mandatum accepi a Patre meo” l’incarico cioè “ut vitam habeant et abundantius habeant” che le anime abbiano la vita e l’abbiano sempre più abbondantemente. Pieni di fiducia e anche più pieni d’interessamento, non soltanto perché si tratta dell’affare supremo ma anche perché cominciamo a intravedere la necessità della nostra cooperazione.

Quell’“ut vitam habeant” è da riferirsi alla prima infusione,della vita della grazia.

E questa prima infusione, nel s. battesimo che ricevemmo, bambini, potette aversi senza alcuna nostra cooperazione personale.  Quando poi di questa grazia prima ne avessimo di nuovo bisogno da adulti, pur si richiede un certa cooperazione di preparazione opportuna da parte nostra.  

Ma con quel “et abundantius habeant” – che abbiano la vita sempre più abbondantemente, sono significati evidentemente i progressivi aumenti della vita divina della grazia e della carità nell’anima nostra, già vivente nella vita soprannaturale, e questi progressi sono doverosi e connaturali, e dipendono in gran parte dalla nostra positiva cooperazione come nella vita naturale, una volta adulti, dipende da noi alimentare la nostra vita quotidianamente e svilupparla e perfezionarla con opere degne dell’uomo, e così vivere una vita non ordinaria, né mediocre, ma di una forma superiore sotto tutti i rapporti. Ma si tratta di vita? Ed è il Figliuolo di Dio che ci ammaestra? E dunque di nuovo tutto ci eleva al Padre, tutto ci rimena al Padre, tutto ci ricongiunge al Padre, il fonte a il principio della vita, sempre in atto di trasfonderla in tutta la pienezza di cui siamo capaci con tutta la dolcezza dell’amore. E Gesù che ha detto:  “Per questo il Padre Mi ama perché dò la Mia vita in sacrificio, perché le anime abbiano la vita” ora, dopo aver compiuto in modo incruento questo Suo supremo sacrifizio. con l’istituzione appunto dell’Eucaristia: 

sul punto di compierlo nel modo cruento della Croce, nella Sua Orazione Sacerdotale, alzati gli occhi al cielo, al Padre Suo dice: “Padre è giunta l’ora. Glorifica il Tuo Figliuolo, affinché Tu resti glorificato nel Tuo Figliuolo; siccome hai dato a Lui potestà su tutti gli uomini”. A questo accenno penseremo noi alla Regalità Suprema di Gesù? Possiamo pensarci! Penseremo noi al terribilmente glorioso secondo salmo, messianico, profetico della Regalità di Gesù? “Quare fremuerunt gentes…“ O perché tutto il mondo è nel fermento del peccato, e quindi della morte, e quindi della corruzione e disfacimento morale?  E lo manifesta con la più folle ribellione al Signore. Ma il Signore Mi ha detto: “Tu sei Mio Figlio, io oggi Ti ho generato, nell’oggi dell’eternità! Dici una parola, chiedi e darò in Tuo potere tutti i popoli della terra.Tu li governerai con scettro di ferro, e potrai frantumarli come il vasaio i suoi cocci”. Eppure il salmo terribile conchiude in amore: “Perciò, o re, mettete giudizio! Abbracciatevi al Figliuolo di Dio. Baciate questo Divino Figliuolo! Per essere risparmiati e perdonati”. Ma sulla bocca santa di Gesù, il Figliuolo di Dio e Figliuolo dell‘Uomo, questa regalità divinamente ricevuta dal Padre esercita diversamente il suo divino potere.  

E’ potere assoluto di vita e di morte; ma si esercita solo come potere di vita! Poiché Gesù dice: “Al Tuo Figliuolo hai dato potestà su tutti gli uomini, affinché il Tuo Figliuolo dia la vita eterna a tutti quelli che a Lui hai consegnati”. Qui si parla solo di vita, con clemenza e insieme tenerezza di amore. Quale avvenimento è passato tra quel salmo di giustizia, applicata a sanzionare con la morte i ribelli, e questa preghiera sacerdotale che annunzia a tutti la vita? E’ il sacrificio di Gesù già avvenuto nel modo incruento – Eucaristico, e già cominciato nel suo modo cruento, nel cuore sanguinante di Gesù .Questo sacrifizio segna il passaggio dal Vecchio al Nuovo Testamento, e l’amore divino del Padre e del Figliuolo trionfa con la Sua Vita su tutto il gran male di morte dell’umanità.“Ora la vita eterna è questa” continua il Signore Gesù, e acuisce l’attenzione e l’interessamento dell’anima che vuole la Vita, che vuole una vita sempre superiore. “La vita eterna è questa, che conoscano Te, o Padre; Te solo vero Dio e Colui che Tu hai mandato, Gesù Cristo” E ci è lecito aggiungere: e Colui che Tu, o Padre, col Tuo Figliuolo hai mandato: lo Spirito Santo! Questa è dunque la vita eterna che ci proviene dal Padre per mezzo del Figliuolo: la conoscenza della Divinità, la conoscenza della Trinità nella Divinità e più esplicitamente nel Padre.

Non si tratta evidentemente di una conoscenza qualsiasi che si limiti al solo intelletto. Poicbé è il Signore Dio Gesù che parla, e come Sé stesso è ogni perfezione, così nel Suo insegnamento parla delle cose nella loro massima perfezione. Qui dunque ci parla della conoscenza perfetta del Padre.

E conoscenza perfetta è solo quella, che, dopo colmato dello splendore della verità l’intelletto ridonda a colmare degli ardori della carità la volontà, per poi colmare dei fervori della santità tutta la vita. Questa è conoscenza perfetta. Tale è la conoscenza in cui Gesù dice che consi­ste la vita eterna! Ma la vita ci proviene dal Padre per mezzo del Figliuolo dunque anche questa conoscenza in cui consiste la vita, ci e data prossimamente dal Figliuolo. “Deus qui dixit de tenebris lucem splendescere, ipse illuxit in cordibus nostris” ecco la conoscenza che dalla mente scende ad infiammarci il cuore, “ad illuminationem scientiae claritatis Dei in facie Christi Jesu” .Ecco la suprema rivelazione del Padre, Gesù Cristo.Lo possiamo argomentare da noi stessi. Chi rivela noi a noi stessi? Quando è che cominciamo ad avere coscienza di esistere? Quando cominciamo ad avere coscienza del nostro pensiero medesimo. Cogito ergo sum. Questo mio pensiero mi rivela a me stesso. E agli altri quando mi rivelo?
Quando il mio pensiero, divento parola, loro si manifesta. Ora quello che avviene in noi, quello ch’è in noi di vero e di buono e di bello, avviene e è, prima e in sommo grado, in Colui di cui siamo immagine e somiglianza.

Quindi anche nella Divinità la rivelazione di Dio a Dio stesso è il Suo Pensiero e Suo Verbo, la rivelazione di Dio Padre è il Dio Figliuolo, e la rivelazione di Dio Padre a noi è il Suo Figliuolo Incarnato. Perciò quando Filippo esclama a Gesù: “Mostraci il Padre e saremo contenti” Gesù dice: “Guardate Me, Suo Figliuolo. Chi vede Me vede il Padre”. E noi possiamo ben dare un valore precettivo a queste divine parole: “Chi vede Me deve elevarsi al Padre, chi viene a Me deve congiungersi al Padre, diversamente non Mi conosce davvero, non Mi comprende, non Mi possiede”. E molto più possiamo dare a quelle parole un valore esclusivo, perché Gesù l’ha detto: “Nessuno può andare al Padre (e s’intende nemmeno con la semplice conoscenza, tanto più poi con una conoscenza imperfetta) s enon per mezzo Mio; infatti nessuno conosce il Padre se non il Suo Figliuolo e quelli a’ quali il Figliuolo l’avrà rivelato”. E loro lo rivela con tutto il Suo essere e operare. Ogni parola e ogni fatto di Gesù., ogni Suo atto e stato, in ogni Suo mistero e essenzialmente rivelatore del Padre.  Ora se Gesù è la suprema rivelazione del Padre, e l’Eucaristia poi è la suprema rivelazione di Gesù, ne consegue che l’Eucaristia, nella visione della fede, è la suprema rivelazione del Padre, e perciò essa è il Sacramento della vita, in questo primo senso, che in essa si raggiunge una perfetta conoscenza del Padre. E viceversa essa è perfetta conoscenza del Padre perché in essa si riceve la vita, in essa si infonde ed accresce la vita, la qual cosa è il Padre in atto, quel Suo adorabile atto, generante la pienezza della vita con infinita dolcezza d’amore.

In questa Reggia la grazia eleva un trono. Su quel Trono sta il Padre e attende il Figliuolo, come dal Calvario al momento supremo del Sacrifizio, o come al mattino dell’Ascensione! O l’Eucaristia è il culto supremo alla Trinità, e la Comunione è il culto supremo alla Trinità inabitante nell’anima nostra.  Ma Gesù non può essere ricevuto degnamente che dal Padre Suo! Come dalla Croce, mi pare di sentire dall’Ostia la voce: “Padre, nelle Tue mani rimetto l’anima Mia” . E perciò lo stato di grazia, indispensabile per ricevere Gesù Ostia. Ci dev’essere nell’anima la grazia, cioè ci dev’essere nell’anima il Padre. Dio Padre a ricevere il Suo Figliuolo! La grazia fa dell’anima il cielo di Dio. In questo cielo la grazia costruisce una Reggia. In questa Reggia la grazia eleva un trono. Su quel Trono sta il Padre e attende il Figliuolo, come dal Calvario al momento supremo del Sacrifizio, o come al mattino dell’Ascensione! O l’Eucaristia è il culto supremo alla Trinità, e la Comunione è il culto supremo alla Trinità inabitante nell’anima nostra. Io, fedele, non posso ricevere Gesù, se in me non c’è Dio Padre ad accoglierLo nel seno delle Sue divine Compiacenze. Io, sacerdote, non posso dare Gesù ad uno qualunque che si presenta; ma ho bisogno di pensare, non tanto a un Angelo a fianco al Comunicante, quanto a Dio Padre presente e vivente in atto di accogliere il Suo Figliuolo nell’anima del comunicante. E con Gesù, Suo Figliuolo per natura, il Padre accoglie noi pure incorporati a Gesù e divenuti a nostra volta figliuoli di Dio per grazia, perchè tali dal Padre voluti. E il Padre ci introduce nell’intimo di noi stessi e nell’intimo Suo stesso.

Là troviamo la sala del convito che il Padre ha preparato al Suo Figliuolo, e là si celebra la festa nuziale tra 1’anima e la Trinità in Gesù Cristo, là, come in mistico talamo l’anima riceve la fecondità delle opere sante per il Regno di Dio; e là sperimenta com’è vero che la dolcezza spirituale si attinge all’Eucaristia come nel suo fonte, perchè con essa raggiungiamo alfine il Seno del Padre.O  bisogna bene che ogni anima di sacerdote tutta si rinnovi nel proposito e quasi voto di sempre più contemplare per sé, e volgarizzare per le anime queste divine verità Eucaristico – Trinitarie dalle quali tanto bene deriva per noi tanta gloria al Signore. Bisogna bene che ogni fedele, nell’avvicinarsi all’Altare, nell’assistere al Divin Sacrificio, nel ricevere il Divin Sacramento, si unisca alle divine com­piacenze del Padre per il Suo Figliuolo Gesù come al Giordano, come sul Thabor, chè nessun altro pensiero e sentimento potrà essere piu caro a Gesù. “Questi è il mio Figliuolo diletto in cui trovo tutte le Mie compiacenze! – AscoltateLo!”. E compiacendosi in Gesù, ascoltando e ricevendo questo Dio-Figliuolo Gli si unisca nell’ascendere al Padre comunicando a quella divina intenzione del Suo SS. Cuore: “Non cerco la gloria Mia, ma la gloria del Padre che Mi ha mandato”. Comunicando a quella divina disposizione del Suo SS. Cuore che dice: “Mio cibo è fare la volontà del Padre Mjo e così compiere l’opera che Mi ha affidata”. E così vedere di giorno in giorno compiersi nella nostra vita quest’opera divina ch’è la formazione di ogni eletto secondo Gesù, la formazione di Gesù in ogni eletto, a gloria del Padre l’ascensione di ogni eletto, con Gesù, al Padre.