La Morte preziosa e Profumo di Virtù

28.- LA MORTE PREZIOSA.
Nella primavera del 1955 tutti notarono l’attività insolita di don Giustino. Malato, piagato, si strascinava di cortile in cortile distribuendo il catechismo. – Tenetelo in tasca come il rosario, leggetelo nei momenti liberi, insegnatelo, baciatelo…Riservò a sé la predicazione quaresimale e dei mesi devozionali. Qualche volta Io videro appoggiarsi sfinito all’altare, ma resistette. Il popolo intuì che un pericolo incombeva su Pianura e che il Pastore voleva propiziare l’Altissimo: nemmeno lontanamente sospettarono che si trattasse del commiato ultimo, ché erano allenati agli alti e bassi di quell’esistenza eccezionale. Le prime notizie sulla gravità del male si confusero quasi con quelle della morte. Ai primi rintocchi della campana grande la sera del 2 agosto 1955 un brivido di commozione profonda scosse il paese. Si spensero le radio, chiusero le botteghe, serrarono i circoli e una folla smarrita, angosciata, si diresse al Vocazionario. Pianura, chiassosa sempre, era diventata muta. I religiosi fecero appena in tempo a sbarrare i cancelli e chiedere l’aiuto dei carabinieri e della polizia. La folla in breve diventò una marea impetuosa. Il silenzio fu rotto da un grido: “Vogliamo vedere il nostro Parroco”; quel grido diventò l’urlo della moltitudine. Per evitare disordini, i padri, affrettarono i preparativi e discesero la salma nella chiesa del Vocazionario. Non, diversamente si piange il padre, il fratello, l’amico.Il “Comitato di S. Giorgio” riunito di urgenza decideva di sospendere le prossime feste patronali e devolvere il danaro già in cassa per le onoranze funebri al Parroco venerato. La mattina del 3 telegrafo, telefono, stampa, radio divulgarono la notizia luttuosa e iniziò l’afflusso dei forestieri. La Parrocchia fu addobbata come mai. La sera del 3 la sposa ammantata di gramaglie accolse colui che per trentacinque anni l’aveva fedelmente amata e invano allargava le braccia per accogliere i figli che traboccavano e non intendevano rinunziare al piacere di contemplare nella serenità del riposo eterno l’uomo di Dio e toccarlo con un’oggetto da conservare come ricordo e tutela.Passeranno altri due giorni e altre due notti e il flusso non si arresterà: Vescovi, Senatori, Onorevoli, ecclesiastici e professionisti, autorità e popolo, tanto popolo vanno a sentire l’ultima predica che egli fa: “solo la santità vale e rende grandi”.Venerdì 5, automezzi pubblici e privati continuano a riversare fedeli dalle regioni vicine e lontane. Cento agenti mantengono l’ordine mentre egli nella bara scoperta, vestito dei sacri paramenti violacei e reggendo fra le mani il calice, attraversa per l’ultima volta le strade e i vicoli di Pianura.
E un lutto o un trionfo? I drappi serici ai balconi e le luci dei fiori che piovono sulla bara e i baci che gli inviano i piccoli fanno pensare al trionfo. Chi ha detto di suonare a festa? nessuno ! i giovani di lassù credono di assistere alla più movimentata delle feste e le tre campane impazziscono di gioia; ma quaggiù le lacrime dei figli e delle figlie, le marce funebri, le bandiere abbrunate richiamano alla dura realtà. Nel cimitero paesano -
piccolo lindo ornato – tutti vanno a caccia di un fiore. Delle quindici ghirlande bianche sarà ben difficile trovare traccia.Riposa in Cristo, o Padre; fra breve tornerai in mezzo ai figli nella casa-madre.

29.- PROFUMO DI VIRTU.
“Assueta vilescunt”, dicevano gli antichi. I Pianuresi ricevevano buone accoglienze presso professionisti, impiegati, commercianti.- Siete di Pianura? beati voi, avete un parroco santo!Questa fama già larga in vita è diventata larghissima dopo la morte.Narro per dovere di cronista almeno qualcuno dei tantissimi fatti raccolti distinguendoli fra “prima” e “dopo” la morte.
a) Prima della morte. Mi limito a poche guarigioni, profezie, scrutazioni.Ad Antonio Longobardi, nel 1949, si ammalò la figlia Annamaria di pochi mesi. Quattro medici diagnosticarono variamente. Il quinto, il dottore Angarano, chiamato allo stremo delle speranze, appena entrato sentenziò “troppo tardi ! è bronchite capillare; tra 24 ore o
dentro o fuori “.- Non c’è proprio nulla da fare? chiesero i genitori angosciati.Possiamo tentare il bagno aromatico; se la bambina reagisce, la salviamo, e se no…La creatura non reagì. Alle 14 entrò in coma. Il padre disperato corre da don Giustino, travolge tutti quelli che vogliono fermarlo e bussa alla stanza.- Perché ti allarmi così? gli chiede prima ancora che possa parlare.- Annamaria muore.., risponde il misero fra i singhiozzi. Vanno insieme. La gente accalcata nella stanza fa largo intorno al lettino. Egli con un dito solletica al mento la creaturina che comincia a sorridere e scherzare, fa una preghiera, le dà una medaglina e va. Uscendo, vede una immagine di S. Antonio illuminata e dice- In certe occasioni non devi pregare i santi ma quelli che ancora non lo sono perché hanno più interesse e si muovono più a pietà.La mattina dopo la bambina era completamente sfebbrata.Suor Matilde della Greca mandata a Mercato per postumi di malattie, si aggravò maggiormente per una sopravvenuta broncopolmonite, il venerdì sera ebbe l’estrema unzione. Il sacerdote non si allontanava, sicuro del trapasso inevitabile. Nel pomeriggio di sabato Suor Agnese ebbe l’idea di telegrafare a don Giustino invocando una benedizione sulla moribonda. Il telegramma fu bloccato dalla giornata
festiva.I congiunti e le consorelle compativano la moribonda per la lunga agonia. Lunedì 26 luglio 1942, alle ore 9 suor Matilde all’improvviso si rianima, siede sul letto e, segnatasi di croce, intona il magnificat. Era l’ora precisa in cui, da lontano, il P. Fondatore l’aveva benedetta.Ancora a Mercato, Apolito Alessandrina ebbe due gemelli il maschietto morì presto, la femminuccia stentava a vivere perché alla mamma mancò il latte. In quei giorni arrivò don Giustino. “Fattela benedire” insistevano le amiche, ma a lei rincresceva mostrare quella cosetta di manco tre chili. In ultimo l’amore materno prevalse sullo scorno avvolse la pupattola nei panni, la
strinse al seno arido e si parò innanzi alla macchina.- Padre, implorò, beneditemi questa creatura che non piglia latte.Egli gentile fece un complimento alla mamma, poi alitò tre volte in faccia alla creatura.
- Andate a casa e mettetela al petto, disse, il Signore vi ha fatto la grazia.Il latte era sceso abbondante e la piccola ne succhiò fino al 22° mese.Di profezie ce n’è una quantità incredibile già avverate. Preferisco quelle del tempo di guerra. Allora egli tranquillizzò molte famiglie: la moltitudine di coloro che si rivolgevano à lui ci obbligò a usare un registro sul quale venivano segnate sommariamente le notizie del disperso, ed egli vi apponeva segni convenzionali. Sentitene alcune. Un ragazzetto gli si presentò di buon mattino nella chiesa di Mercato.- Mia madre chiede una preghiera per due fratelli che non scrivono più.Don Giustino gli pose una mano sul collo e chiese: Come ti chiami? – Vincenzo Cerone.- Hai fatto la comunione stamattina?- No!- Allora fatti la comunione e applicala per l’anima loro.Il ragazzo ingenuo corse lieto a riferire la risposta alla mamma, che, compresa la sentenza ferale, scoppiò in lacrime.Assunta Rispoli mandò apposta don Salvatore da Cava dei Tirreni a chiedere notizie di un suo figlio. Don Giustino rispose:”Piglia un pezzo di carta e scrivi: aspetti una buona notizia “. Passò qualche mese e la donna già disperava allorché tornò un paesano commilitone del figlio e le consegnò un breve autografo su carta da maccheroni: “Cara madre, fra pochi giorni ci abbracceremo, tuo figlio Vincenzo”. Assunta si affrettò a informarne don Salvatore e gli svenne ai piedi.”Io li vedo; spiegò don Giustino, perché non essere di consolazione a tante povere mamme”. Classico è il caso di una donna del comune di Lustra andata a chiedere notizie del marito disperso da anni. – Ditele che torni subito a casa, rispose don Giustino, suo marito sta arrivando. Nel viaggio di ritorno la donna incontra i figli usciti a cercarla: “Corri, mamma, è arrivato papà “.Più classico ancora è il caso della donna di Vatolla che, ricevuto il telegramma con l’annunzio ufficiale della morte del figlio, era andata al convento a disporre per i funerali. Volle tentare don Giustino.Il figlio vive e sta per arrivare.La poverina rise amaro e commentò “altro che santo!”.Invece l’evento confermò il vaticinio; non ci fu il funerale, ma la messa solenne di ringraziamento. Questi fatti sono numerosissimi; quando li avremo raccolti e vagliati ne formeremo una pubblicazione a parte. E passiamo alle scrutazioni. Stava spiegando a sua sorella le ragioni che lo avevano indotto ad espellere un religioso. Questa, che l’aveva più volte pregato invano di espellere una religiosa, vide un parallelo fra i due casi e, ascoltando, si rammaricava internamente del rifiuto avuto. Egli, interrompendosi, la riprese con severità : “No! non è come tu pensi; il caso è differente”.Durante un corso di esercizi spirituali all’istituto del Bambino Gesù in Sezze Romano, una delle suore da lui aiutata a superare la crisi spirituale, desiderò la corona che gli
pendeva dal collo. Nel giorno del commiato tutte gli baciarono la mano; quando fu il turno di quella suora, egli disse “Volete la mia corona? eccola!” La suora arrossì vedendosi scoperta ma fu felice della sorte toccatale. Un altro ancora. Il marito di Cristina d’Angelo morì all’improvviso per un infortunio sul lavoro. La moglie, pur essendo rassegnata, non riusciva a liberarsi dal dubbio atroce: si era salvato? aveva
avuto il tempo di invocare la divina misericordia? Un pomeriggio, nell’attraversare la contrada Miano, don Giustino costeggiò la proprietà di Cristina che, proprio quel giorno, nuotava nel buio assoluto. Si salutarono, poi
Cristina iniziò:- Padre, un brutto pensiero…- Non dovete neanche dirlo! interruppe brusco e risoluto, quando si muore disgraziati il Signore accoglie meglio. Egli sta bene. Gesù vi benedica.
Cristina restò un pochino confusa, ma tanto consolata.b) Dopo la morte. – Dopo la morte i fatti dei genere si sono moltiplicati. Mentre la prudenza ci chiude la bocca, la speranza ci dilata il cuore. L’imbarazzo mi induce a citare solo il caso di due bimbi innocenti.Carmen Dì Costanzo, di tre anni, nel settembre del 1955 accusò forti dolori alla gamba destra; sopravvenne la febbre e un inizio di distorsione. Dalla radiografia risultò
“osteomielite al perone”. Fu deciso il ricovero e l’ingessatura sulla quale i genitori preoccupati legarono un fazzoletto di don Giustino. La mattina la piccola, svegliandosi, disse: “Mamma, don Giustino vuol bene a me”.Non ci badarono gran che. Dopo tredici giorni per la gravità delle spese la riportarono a casa dove un’altra mattina si ripeté la scena.

- Mamma, don Giustino stanotte ha detto:”bbona ‘a toscia a me “.- Ma va, rispose la mamma non sai neppure chi sia don Giustino.- “E’ tillo “, ribatte la piccola con sicurezza additando la fotografia che non manca mai
nelle case pianuresi.- E come vestiva? insiste la mamma che comincia a commuoversi.Allora Carmen guarda attorno indecisa; non trova quello che cerca; poi con mossa rapida alzando le coperte mostra le lenzuola e dice trionfante “attussì” ! (così).Tagliarono l’ingessatura. La gamba era guarita non ostante che la vivacissima Carmen, contro le raccomandazioni dei medici, l’avesse bistrattata camminandoci e saltandoci su.Un altro piccolino, Pasquale Di Vicino, anche lui di tre anni, scherzando vicino ad una vasca d’acqua larga e profonda, vi precipitò. Per fortuna, trovandosi a passare lo zio,l’estrasse fradicio d’acqua ma tranquillo. Le male nuove,dice il proverbio, le porta il vento. La mamma già informata gli corse incontro, l’abbracciò frenetica e disse:- Figlio mio, solo per la paura dovevi morire!Pasqualino ribatté subito: “Non ho avuto paura: zì parrucchiano mi manteneva”.Il bambino che lo aveva visto spesso passare e ne aveva ricevuto dolcetti o medagline ricordava benissimo quella fisionomia.