Superiorato di Maria Santissima

21.- SUPERIORATO DI MARIA SANTISSIMA. La sera del primo ottobre 1921, le prime cinque prescelte iniziarono la vita comune in tre stanze prese a fitto nel, palazzo Caleo. La sera precedente il Fondatore le invitò nella casa parrocchiale e con una opportuna esortazione assegnò gli uffici, consegnò la sveglia e il campanello, le benedì e congedò col saluto abituale: “fatevi sante”. Trovarono la casa colma di povertà. La sera stessa mancò la corrente elettrica e, senza un fiammifero o un lumino, abbracciarono subito la mortificazione del chiedere. Consideravano Superiora la Madonna e la collocavano a capotavola. La pratica poteva sembrare poetica, certamente non era canonica. Presentarono a Don Giustino una brava figliuola di Pignataro, la quale essendo forestiera avrebbe potuto con disinvoltura assumere l’incarico di superiora; purtroppo era e si mantenne estranea alla mentalità che il Fondatore aveva formato con paziente lavorio nelle prime congregate. Giudicava esagerate le austerità e inaccettabile la finalità dell’Istituto. Diceva: Se continuerete ad alzarvi alle quattro, a non mangiar carne né bere vino, morrete tutte tisiche… e poi è una bella pretesa lavorare per le vocazioni quando il ricavato del nostro lavoro è appena sufficiente alle nostre necessità.

- Se il Signore ha ispirato così il fondatore, rispondevano le suore, vuol dire che possiamo farlo; tanto onore morire tisiche per Gesù Cristo. – Ritiriamoci prima che si sfasci l’Opera, insisteva lei. – Meglio morire noi con l’Opera, ribadivano loro. Il continuo stillicidio delle critiche raffreddava le suore; le esortazioni del Fondatore le rianimavano. – Le prediche di Don Giustino sono come infusioni di olio in una lampada che sta per spegnersi, osservò con dispetto.Il giorno che Don Giustino precisò il suo pensiero : “Ogni suora dovrebbe mantenere una vocazione sacerdotale” la poverina tagliò i ponti e se ne andò, trascinandosi dietro una pianurese. Lascio immaginare la costernazione delle paesane; piangevano un po’ per la figuraccia e per le chiacchiere che avrebbe suscitato l’accaduto e un po’, anzi molto più, per l’incertezza della reazione di Don Giustino. Umiliate, disorientate, interposero la zia Michelina. “Quando la mano dell’uomo è debole, la mano di Dio è più forte” commentò il caro Padre e si recò subito a confortarle. – Molte volte ciò che gli uomini non sanno fare o non osano fare, lo fa il Signore. Cose del genere sono avvenute in tutte le fondazioni… Continuò su quel tono a lungo; poi, egli che non aveva mai accettato niente, per sbandire anche l’impressione di un processo, interruppe la conferenza e disse:

- …datemi una tazzina di caffè; sto predicando da tanto tempo. Le Suore sorrisero rasserenate. Veniva la quiete dopo la tempesta.Restava – però – la difficoltà di scegliere una superiora poiché le prime congregate erano cresciute insieme, più da sorelle che da amiche, e fra loro nessuna spiccava per doti eccezionali. Stavano a via Carrozzieri ed erano già dodici. Tuttavia don Giustino volle una regolare elezione pur facendo comprendere che la vera superiora dev’essere Maria Santissima. Dalla votazione risultò eletta suor Maria Clara Loffredo.